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Il fischietto rosso di San Giovanni: il “dolce” suono della festa di Cesena

Il fischietto rosso di San Giovanni

Il fischietto rosso di San Giovanni: il “dolce” suono della festa di Cesena

Il fischietto rosso di San Giovanni: c’è un suono che, a Cesena, annuncia l’estate prima ancora del caldo pieno, delle sere lunghe e delle piazze affollate. È il fischio acuto, infantile e festoso del fischietto rosso di San Giovanni: un piccolo oggetto di zucchero, spesso a forma di ochetta o di galletto, che da generazioni accompagna la festa del patrono e riporta il centro storico a una dimensione popolare, familiare, profondamente romagnola.

Ogni anno, intorno al 24 giugno, Cesena si raccoglie attorno alla sua Fiera di San Giovanni, una delle ricorrenze più sentite della città. Le vie si riempiono di bancarelle, profumi, richiami, incontri. Ci sono la lavanda, le trecce d’aglio, le erbe della notte, le memorie legate al solstizio d’estate. E poi c’è lui, il fischietto rosso: fragile, dolce, rumoroso, capace di stare a metà tra il gioco, il rito e il ricordo.

La sua origine affonda in una tradizione più antica del dolce stesso. Nelle notti di passaggio, come quella di San Giovanni, la cultura popolare attribuiva al rumore una funzione protettiva: fischi, campanacci, richiami e frastuoni servivano ad allontanare presenze temute, spiriti, malocchi e inquietudini legate al cambiamento della stagione. Il solstizio d’estate, con le giornate che cominciano lentamente ad accorciarsi, era vissuto come momento magico, ma anche come soglia da attraversare con prudenza.

A Cesena questa antica abitudine si è trasformata nel tempo in un simbolo festoso. Dal fischietto in terracotta si è arrivati al fischietto di zucchero rosso, venduto alle bancarelle e subito desiderato dai bambini. Non è soltanto un dolce: è un piccolo rito collettivo. Si compra, si fischia, si mostra, si porta in giro per la fiera e, alla fine, si può anche mangiare. Le labbra si tingono di rosso, il suono si mescola alle voci della piazza e il ricordo resta.

Il colore non è un dettaglio secondario. Il rosso richiama la passione, l’amore, la vitalità. Per questo il fischietto è stato anche, nella memoria cittadina, un dono affettuoso, un pensiero da portare alla persona amata o ai bambini di casa. Un oggetto semplice, nato in un contesto popolare, ma capace di parlare ancora oggi con una forza che molte tradizioni più costruite hanno perso.

La forma più conosciuta è quella dell’ochetta, anche se non mancano versioni a galletto. La preparazione è essenziale: zucchero, acqua, colorante alimentare rosso, stampi e abilità artigiana. Il risultato è un dolce fragile, lucido, immediatamente riconoscibile, che appartiene alla festa quanto l’aglio e la lavanda. Senza quel fischio, San Giovanni a Cesena sembrerebbe più silenzioso, quasi incompleto.

Nel 2026 la festa torna dal 20 al 24 giugno nel centro storico, confermando il suo ruolo di grande appuntamento d’inizio estate. Ma al di là del programma, degli spettacoli e dei mercati, il valore del fischietto rosso resta nella sua capacità di tenere insieme generazioni diverse. I nonni lo ricordano come gioco povero e atteso, i genitori lo comprano ai figli, i bambini lo scoprono con lo stesso stupore di sempre.

È in questi piccoli oggetti che una città conserva la propria identità. Il fischietto rosso di San Giovanni non ha bisogno di diventare moderno a tutti i costi: deve continuare a essere ciò che è sempre stato, un segno allegro e popolare, un dolce che fa rumore, una memoria che si compra in bancarella e si porta a casa con il sorriso.

Perché certe tradizioni  non devono morire. E a Cesena, quando arriva San Giovanni, il suono della tradizione è quello di un fischio rosso di zucchero.