

Il termine melograno deriva dall’unione del latino “malum” per la sua somiglianza alla mela, e “granatum” ovvero “pieno di grani” ad indicare un interno ricco di semi. Il nome ha dato origine sia al termine utilizzato per le bombe a mano (granate) in quanto originariamente le sfere esplosive venivano riempite con pallini metallici, che all’intensa tonalità di rosso riscontrabile sulla buccia dei frutti giunti a maturazione.
Il nome scientifico è Punica granatum L. attribuitogli da Plinio il Vecchio dopo averne identificato l’origine presso Cartagine. Il melograno ha in realtà origini asiatiche e furono i Fenici a portarlo dall’Asia occidentale fino all’Africa settentrionale, infatti il popolo cartaginese discende proprio dagli stessi Fenici (VI sec. a.C.).
Il melograno, secondo la cultura greca, è legato al mondo dei morti e al sacrificio; il concetto viene ripreso dalla cultura ebraica come emblema di santità e poi da quella cristiana come simbolo di martirio. Secondo le antiche culture egiziane e asiatiche è invece simbolo di fertilità e abbondanza.
La maturazione dei frutti avviene tra ottobre e novembre e non bisogna aspettare troppo per la raccolta poiché la buccia tende a presentare in fretta la formazione di crepe che causano la rottura del frutto, soprattutto in presenza di piogge.
I semi della melagrana hanno importanti proprietà funzionali: contengono polifenoli antiossidanti come antociani (portatori del colore rosso) e tannini (conferitori di astringenza) acido malico e citrico, componenti bioattivi come i flavonoidi che contrastano l’azione dei radicali liberi prevenendo l’invecchiamento cellulare. Hanno attività antinfiammatoria, antibatterica e rinvigoriscono il sistema immunitario per il contenuto di vitamina C. Contengono anche vitamina E e vitamine del gruppo B. La melagrana contribuisce ad abbassare i livelli della glicemia e del colesterolo oltre a ridurre i livelli di insulino-resistenza da parte dei tessuti, rendendolo un alimento particolarmente adatto a chi soffre di diabete di tipo II. I semi sono ricchi di fibra e di acqua, favorendo la peristalsi intestinale e la diuresi.
Sali minerali: ferro, calcio, sodio, potassio e fosforo. Contiene anche zinco e magnesio ma il contenuto diminuisce durante la maturazione dei frutti.
In commercio è possibile trovare il succo di melagrana, che conserva solo in minima parte le proprietà benefiche del frutto, estremamente volatili, in particolare il contenuto di vitamina C viene sensibilmente ridotto. Si consiglia quindi di consumare i semi di melograno crudi subito dopo la sbucciatura.
Con la buccia si può realizzare un decotto previa essiccazione, che diminuisce la dissenteria significativamente. Nell’industria alimentare la buccia viene impiegata per conferire l’amaro a numerosi vermouth, mentre i semi si utilizzavano tradizionalmente per la formulazione di uno sciroppo usato in diversi cocktails: la granatina, ora il melograno viene però sostituito da frutta a bacca e aromi.
La melagrana si conserva meglio in frigorifero ad una temperatura che non superi i 5° e la sua conservazione può protrarsi fino a 6 mesi.