

Negli ultimi anni l’Intelligenza Artificiale (IA) ha compiuto passi da gigante, diventando uno strumento sempre più utilizzato in numerosi settori della vita quotidiana. Anche il mondo della nutrizione non è rimasto immune a questa trasformazione.
Oggi esistono applicazioni, chatbot e piattaforme online capaci di elaborare piani alimentari completi in pochi secondi, sulla base di alcune informazioni inserite dall’utente come età, peso, altezza e obiettivi di salute.
Moltissime aziende vedono questo come l’opportunità di business del futuro e stanno investendo centinaia di milioni di dollari per creare assistenti virtuali che aiutino sempre di più le persone nella gestione delle logiche alimentari. Ma, dobbiamo chiederci: è tutto oro quel che luccica?
Certamente no ed è molto importante capire i limiti di queste nuove tecnologie, al fine di non trovarsi invischiati in situazioni poco piacevoli da un punto di salute psico-fisica.
Proprio recentemente, in un importante Congresso è stato messo in evidenza come la pratica ormai diffusa di generare da soli diete con IA stia portando a numerose carenze, ad esempio è aumentata la percentuale di persone con scorbuto!
Ma andiamo per ordine.
PRIMO VANTAGGIO: la capacità di elaborare rapidamente grandi quantità di informazioni. Un sistema ben progettato può confrontare migliaia di alimenti, stimare il fabbisogno energetico, calcolare macronutrienti e proporre menu equilibrati in tempi estremamente ridotti.
SECONDO VANTAGGIO: l’accessibilità. Molte persone che non si rivolgerebbero mai a un nutrizionista per ragioni economiche o logistiche possono ottenere indicazioni alimentari di base attraverso strumenti digitali a costi molto contenuti o addirittura gratuiti.
TERZO VANTAGGIO: la possibilità di aggiornamento continuo. Mentre un libro o una guida cartacea possono diventare rapidamente obsoleti, un sistema basato sull’IA può essere aggiornato con nuove linee guida, nuove evidenze scientifiche e nuove banche dati alimentari. Come vi dicevo, però, non è tutto oro quel che luccica. Nonostante i progressi tecnologici, la vera personalizzazione nutrizionale rimane un obiettivo estremamente complesso.
PRIMO SVANTAGGIO: una dieta efficace non dipende esclusivamente da parametri antropometrici o da formule matematiche. Quello che, infatti, ci chiede IA per generare una dieta sono poche nozioni e, in questo modo, non avremo mai la certezza che, in effetti quel piano alimentare sia realmente personale.
Se provate a stilare 10 piani nutrizionali tutti per uomini, maschi, di 60 anni, sedentari, con colon irritabile, voi vedrete che i dieci piani nutrizionali saranno molto molto simili (se non identici) tra loro.
Questo è il primo punto che deve farvi sospettare che c’è qualcosa che non va. Un professionista valuta numerosi aspetti che difficilmente possono essere colti da un algoritmo standard: storia clinica, farmaci assunti, esami ematochimici, composizione corporea, preferenze alimentari, condizioni psicologiche, livello di attività fisica, qualità del sonno, contesto familiare, fattori socioeconomici e motivazione al cambiamento.
Due soggetti con identico peso, altezza e indice di massa corporea possono avere esigenze nutrizionali completamente diverse. Una persona con sindrome metabolica, ad esempio, richiede valutazioni differenti rispetto a un soggetto normopeso con elevato livello di attività sportiva, anche se alcuni parametri numerici possono apparire simili.
L’algoritmo tende inevitabilmente a semplificare una realtà biologica che è molto più complessa e dinamica.
SECONDO SVANTAGGIO: una dieta strutturata bene si basa su un’anamnesi alimentare accurata e “furba” che solo il professionista può fare! Solo il professionista può fare alla persona le domande giuste, insistere su qualcosa che appare superficiale, approfondire determinate tematiche. Normalmente le persone sottovalutano aspetti, in sede di anamnesi alimentare, che invece sono importantissimi.
L’IA non riesce minimamente ad approfondire questi aspetti: l’IA risponde agli input che la persona dà e se gli input sono incompleti, il risultato è incompleto.
TERZO SVANTAGGIO: il rischio di errori clinici. Uno degli aspetti più delicati riguarda la sicurezza clinica. Le piattaforme di IA non sempre hanno accesso a dati sanitari completi e verificati.
Di conseguenza possono generare suggerimenti potenzialmente inappropriati per soggetti con patologie cardiovascolari, insufficienza renale, diabete, malattie epatiche, disturbi gastrointestinali, allergie o intolleranze alimentari. Un piano alimentare apparentemente corretto potrebbe risultare inadatto o addirittura dannoso in presenza di condizioni cliniche particolari.
QUARTO SVANTAGGIO: l’IA non è in grado di effettuare una vera diagnosi. Può riconoscere schemi statistici e formulare ipotesi, ma non possiede la capacità clinica di interpretare sintomi, segni fisici ed esami diagnostici nel modo in cui lo fa un professionista sanitario.
QUINTO SVANTAGGIO: l’assenza della relazione umana. La nutrizione non è soltanto una questione di calorie, proteine o vitamine. Mangiare è un comportamento complesso che coinvolge emozioni, abitudini, cultura, relazioni sociali e aspetti psicologici.
Il rapporto con il professionista rappresenta spesso una componente fondamentale del successo terapeutico. L’ascolto, l’empatia, la capacità di comprendere le difficoltà individuali e di adattare progressivamente il percorso nutrizionale costituiscono elementi che oggi nessun algoritmo è realmente in grado di sostituire. Molti pazienti non falliscono perché ricevono una dieta tecnicamente sbagliata, ma perché incontrano ostacoli pratici, emotivi o motivazionali che richiedono un accompagnamento personalizzato.
SESTO SVANTAGGIO: l’IA non può, in nessun modo, monitorare se la dieta elaborata funziona o meno. Solo attraverso esami strumentali precisi si può capire se il peso perso è stato perso bene, senza carenze o perdita di massa muscolare. Può quindi creare dei malintesi importanti e fuorvianti, facendo credere che perdere peso sia l’unico dato importante, mentre, ad esempio sottoporsi ad una ecografia adipometrica (da un professionista) che valuta esattamente con la massima precisione lo spessore di grasso e lo spessore di muscolo nei diversi distretti è qualcosa che, oltre ad essere fortemente motivante, permette un controllo della situazione che con l’IA non si avrebbe minimamente.
Attenti anche a fidarvi di un controllo fai-da-te con quelle bilance che vi dicono le percentuali di grasso, muscolo e acqua: sono dei “giochini” che hanno un’attendibilità quasi pari a “zero”, ma fanno molta scena.
PER CONCLUDERE: la nutrizione, il nostro metabolismo è qualcosa di talmente complesso che non si può mettere in mano ad una IA senza avere conoscenza di tutta la complessità di informazioni che l’IA stessa dovrebbe gestire. Paradossalmente l’IA può essere molto più utile ai professionisti, perché sanno COME E COSA chiedere nello specifico di ciascun paziente.
Contrapporre Intelligenza Artificiale e professionisti della nutrizione potrebbe essere un errore concettuale molto grave. Il vero potenziale della tecnologia emerge quando essa viene utilizzata come strumento di supporto e non come sostituto del professionista.
L’IA può velocizzare calcoli, analizzare dati complessi, monitorare l’aderenza terapeutica, individuare pattern nutrizionali e fornire informazioni aggiornate. Tuttavia, la valutazione clinica, l’interpretazione dei dati, la definizione degli obiettivi terapeutici e la gestione e il controllo del percorso rimangono competenze tipicamente umane, che l’IA non può assolutamente replicare!
La sfida dei prossimi anni non sarà scegliere tra uomo e macchina, ma integrare al meglio le potenzialità di entrambi per offrire percorsi nutrizionali sempre più efficaci, sicuri e realmente personalizzati.
