effetto yo-yo

 
 

l dott. Vercilli ci parla dell’effetto yo-yo che porta tutti quanti a chiedersi: perché riprendo tutte le volte i kg che ho perso. Ci sono diverse componenti di cui tenere conto….

Già lo abbiamo detto: la storia naturale del sovrappeso e dell’obesità è caratterizzata, per molti individui, da un susseguirsi di fasi di restrizione alimentare, seguite da un recupero del peso.

Queste fluttuazioni di peso sono, ormai da tempo, denominate “SINDROME DELLO YO-YO” o “WEIGHT CYCLING SINDROME” e sono associate ad una progressiva perdita di capacità di calare di peso oltre che alla comparsa di numerosi aspetti negativi per lo stato di salute e l’aspettativa di vita.

L’evidenza di almeno tre cicli di calo ponderale volontario e recupero di almeno 5 chili nel giro di pochi anni, consente di definire la presenza della sindrome. Sovente però si riscontrano modifiche molto più consistenti, oltre i 10 chili.

È comunque chiaro che anche i modesti spostamenti annuali di peso cui vanno incontro molte donne per motivi estetici stagionali, pur se non raggiungono l’entità sopra riportata, finiscono con l’assomigliare ad una vera e propria ciclicità, associata ad un progressivo incremento ponderale globale.

Alla base di questo fenomeno di fluttuazione del peso si trovano svariati fattori (individuali, sociali, commerciali), a cui abbiamo accennato nelle pagine precedenti; tali fattori tendono a rendere estremamente difficoltoso il mantenimento, nel tempo, di comportamenti, finalizzati a controllare il peso.

Come già abbiamo detto, l’approccio sbagliato alla dieta rappresenta uno dei principali fattori favorenti l’instaurarsi della sindrome, al punto che è stato addirittura coniato un famoso assioma (“le diete fanno ingrassare”).

In realtà più che la dieta, sono le miriadi di proposte, più o meno bizzarre, ma sempre comunque restrittive anche in maniera incongrua, che da più parti bombardano chi ha bisogno di affrontare il problema “peso”. Tali regimi sono spesso proposti alla persona senza effettuare una valutazione seria e ragionata sulla persona stessa.

Viene soprattutto evitata l’analisi del contesto entro cui si inserisce l’alimentazione: non si tiene, infatti, conto delle esigenze del singolo in rapporto al suo nucleo familiare, sociale o lavorativo, né si prendono in considerazione gli aspetti emotivi che accompagnano l’alimentazione.

Si ottengono come conseguenza solo risultati parziali o insoddisfacenti e si favorisce l’abbandono . In più, il calo e il recupero del peso causano modifiche metaboliche, per cui i soggetti che sono ritornati ad essere obesi e quelli che sono obesi per la prima volta, presentano caratteri metabolici diversi dai pari peso.

Tali modifiche costituiscono il presupposto per cali sempre minori man mano che si ripetono i cicli di “restrizione- ripresa alimentare” e per aumenti sempre o quasi al di sopra dei livelli di partenza.

La prevenzione (nonché la soluzione) del fenomeno passa inevitabilmente attraverso un inquadramento corretto e completo della persona; passa, però, anche da una corretta posizione di partenza da parte della persona che deve cominciare a capire che il motivo per il quale fa una dieta non deve assolutamente essere “solo” perdere peso, ma piuttosto quello di intraprendere un cammino guidato di tipo educativo.

Dal volume “La dieta una volta per tutti” di Primo Vercilli- acquistabile al link:  https://www.lamadia.com/shop/la-dieta-una-volta-per-tutte/




Primo Vercilli

medico dietologo nutrigenetico
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